20/06/2022


Per mobbing deve intendersi una condotta posta in essere dal datore di lavoro o dal superiore gerarchico sistematica e protratta nel tempo attraverso forme di prevaricazione e persecuzione psicologica atte a determinare la mortificazione ed emarginazione del prestatore di lavoro sul luogo di lavoro. Episodi di inurbanità, scortesia e maleducazione non costituiscono condotte vessatorie ma difficoltà relazionali nell'ambito lavorativo. La circostanza che il mobbing sia stato commesso da dipendente in posizione gerarchica rispetto alla vittima non esclude la responsabilità datoriale ex art. 2049 c.c. quando il datore di lavoro sia rimasto inerte nella rimozione del fatto lesivo oppure data la durata e la modalità della condotta, si può presumere che ne fosse a conoscenza anche il datore di lavoro. L'onere probatorio grava interamente sul lavoratore.Il Giudice rilevava come la Suprema Corte abbia affermato che lo straining è una forma attenuata di mobbing cui difetta la continuità delle azioni vessatorie, costituendo entrambi comportamenti datoriali ostili, atti ad incidere sul diritto alla salute (conseguentemente, la prospettazione solo in appello di tale fenomeno, se nel ricorso di primo grado gli stessi fatti erano stati allegati e qualificati come mobbing, non integra la violazione dell'art. 112 c.p.c.) "Ai sensi dell'art. 2087 c.c., norma di chiusura del sistema antinfortunistico e suscettibile di interpretazione estensiva in ragione sia del rilievo costituzionale del diritto alla salute, sia dei principi di correttezza e buona fede cui deve ispirarsi lo svolgimento del rapporto di lavoro, il datore di lavoro è tenuto ad astenersi da iniziative che possano ledere i diritti fondamentali del dipendente mediante l'adozione di condizioni lavorative stressogene (cd. straining); a tal fine, il giudice del merito, pur se accerti l'insussistenza di un intento persecutorio idoneo ad unificare gli episodi in modo da potersi configurare una condotta di mobbing è tenuto a valutare se, dagli elementi dedotti per caratteristiche, gravità, frustrazione personale o professionale, altre circostanze del caso concreto-possa presuntivamente risalirsi al fatto ignoto dell'esistenza di questo più tenue danno". All'esito del giudizio non emergeva prova delle lamentate condotte costituenti mobbing e/o straining con conseguente relativo rigetto delle domande formulate.


Requisiti condotte mobbizzanti - Irrilevanza di difficoltà relazionali in ambito lavorativo - Straining come forma attenuata di mobbing

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