27/01/2026


La Cassazione (sent. n. 31367/2025) ha accolto le ragioni di una lavoratrice, fatta oggetto di vessazioni, la cui pretesa risarcitoria era stata rigettata in appello, nonostante fosse emersa una condotta datoriale contraria alle elementari regole di buona educazione. 👉 Secondo i giudici d’appello, poiché la stessa lavoratrice aveva delineato la figura del titolare come notoriamente autoritaria ed irrispettosa verso tutti i lavoratori, era da escludere uno specifico intento persecutorio verso l’interessata, ponendosi, anzi, in antitesi con la figura del mobber, che sceglie la propria vittima tra i vari dipendenti. ⚖️ La Cassazione ha chiarito che, pur in assenza di intento persecutorio, sussiste, nondimeno, la responsabilità del datore di lavoro che ponga in essere una condotta, anche colposa, lesiva degli interessi protetti del lavoratore al più elevato livello dell'ordinamento, ovvero la sua integrità psicofisica, la dignità, l'identità personale, la partecipazione alla vita sociale e politica. 📢 Inoltre, precisa la Cassazione, la reiterazione, l'intensità del dolo, o altre qualificazioni della condotta sono elementi che possono incidere eventualmente sul quantum del risarcimento, ma nessuna offesa ad interessi protetti al massimo livello costituzionale come quelli in discorso può restare senza la minima reazione e protezione rappresentata dal risarcimento del danno.


mobber

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