Un dipendente viene demansionato illegittimamente.
👉 Gli tolgono le mansioni qualificate, lo isolano, lo lasciano in un limbo organizzativo.
👉 Lo stress cronico, l'ansia e l'isolamento lo trasformano: diventa "irritabile", "difficile", "fonte di disturbo".
👉 E l'azienda? Lo licenzia per "giustificato motivo oggettivo": "non si integra più nel team".
MA CHI HA CREATO QUELL'AMBIENTE TOSSICO? 💥
La giurisprudenza lo chiama straining. La realtà lo chiama capovolgimento delle responsabilità: la vittima dell'illecito datoriale (art. 2103 c.c. + art. 2087 c.c.) viene trasformata in "disturbatore ambientale" per giustificare il suo allontanamento.
🔥 La Cassazione è chiara:
➡️ Ord. n. 3291/2016: il datore è responsabile se "consente il mantenersi di un ambiente stressogeno"
➡️ Ord. n. 33428/2022: anche senza intento persecutorio, lo straining configura danno risarcibile
➡️ Sent. n. 21223/2009: il danno esistenziale da demansionamento va risarcito quando altera "l'espressione e realizzazione della personalità nel mondo esterno"
NON È IL LAVORATORE A ESSERE ROTTO. È IL SISTEMA CHE LO HA SPEZZATO E POI LO HA INCOLPATO PER LE CREPE. ✊
Ho approfondito questo fenomeno giuridicamente inquietante in un articolo che smonta il meccanismo perverso della secondary victimization nel rapporto di lavoro — con sentenze, norme e una proposta di tutela concreta per chi subisce questa trappola organizzativa.