La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20005/2026, ribadisce un principio di grande rilievo, che può interessare migliaia di lavoratori.-
Nel caso esaminato, la Cassazione ha ritenuto particolarmente significativi:
le ripetute sanzioni disciplinari rivelatesi ingiustificate;
l'assegnazione del dipendente a mansioni incompatibili con il suo stato di salute;
il complessivo contesto lavorativo caratterizzato da pressione psicologica e disagio. -
Tali elementi, valutati unitariamente, hanno consentito di affermare la responsabilità datoriale, pur in assenza del mobbing in senso tecnico. -
La Suprema Corte ricorda inoltre un principio altrettanto importante.-
L'art. 2087 c.c. non introduce una responsabilità oggettiva del datore di lavoro.-
Il lavoratore dovrà comunque dimostrare:
l'esistenza di una situazione lavorativa nociva;
il danno alla salute;
il collegamento tra quella situazione e il pregiudizio subito.-
Una volta allegata la condizione di pericolo e il nesso causale, sarà invece il datore di lavoro a dover dimostrare di avere adottato tutte le misure concretamente idonee a prevenire il danno. -
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