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02/05/2022


È illegittimo il licenziamento per giusta causa irrogato a un dipendente per aver in una chat privata su WhatsApp con una collega - rinvenuta sul computer aziendale - espresso apprezzamenti disdicevoli e criticato l'operato dei vertici della società. Si tratta, infatti, di una conversazione extralavorativa e del tutto privata, circoscritta ad un ambito totalmente estraneo all'ambiente di lavoro. Né si può sostenere che, per il mezzo con il quale erano state veicolate (una conversazione privata su WhatsApp, applicazione che consente lo scambio di messaggi e chiamate telefoniche) la condotta era in sé potenzialmente lesiva. Premesso che l'aver espresso in una conversazione privata e fra privati, giudizi e valutazioni, seppure di contenuto discutibile, non integra una condotta in sé idonea a violare i doveri di correttezza e buona fede nello svolgimento del rapporto, ove sia stato escluso in fatto che tali dichiarazioni fossero anche solo ipoteticamente finalizzate ad una ulteriore diffusione, resta irrilevante lo strumento di comunicazione utilizzato. In tema di licenziamento disciplinare, al fine di selezionare la tutela applicabile tra quelle previste dalla L. 20 maggio 1970, n. 300, art. 18, commi 4 e 5, come novellata dalla L. n. 92 del 28 giugno 2012, è consentita al giudice la sussunzione della condotta addebitata al lavoratore, ed in concreto accertata giudizialmente, nella previsione contrattuale che punisca l'illecito con sanzione conservativa anche laddove tale previsione sia espressa attraverso clausole generali o elastiche. Tale operazione di interpretazione e sussunzione non trasmoda nel giudizio di proporzionalità della sanzione rispetto al fatto contestato restando nei limiti dell'attuazione del principio di proporzionalità come già eseguito dalle parti sociali attraverso la previsione del contratto collettivo.
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29/04/2022


Ancorché i rapporti di agenzia siano espressamente previsti dall'art. 409 n. 3 c.p.c., ai fini della competenza per materia del giudice del lavoro, occorre verificare la sussistenza degli ulteriori requisiti previsti dalla stessa norma ed in particolare l'espletamento di un'opera prevalentemente personale. Tale situazione non può dirsi avverata - con conseguente devoluzione della controversia al giudice civile ordinario - allorquando l'agente, pure operante individualmente e senza alcun schermo societario, si avvalga di una propria autonoma struttura imprenditoriale - quale è quella costituita dall'utilizzo di segnalatori e procacciatori d'affari, oltre che da ulteriori professionisti - che releghi ad una situazione di sub-valenza la sua personale e diretta prestazione lavorativa.
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11/04/2022


Il rifiuto al trasferimento anche se illegittimo costituisce giusta causa di licenziamento se viola il principio della buona fede e della correttezza da parte del lavoratore. Tuttavia il controllo giurisdizionale delle comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive che legittimano il trasferimento del lavoratore subordinato deve essere diretto ad accertare che vi sia corrispondenza tra il provvedimento adottato dal datore di lavoro e le finalità tipiche dell'impresa e non può essere dilatato fino a comprendere il merito della scelta operata dall'imprenditore.
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07/04/2022



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30/03/2022


La Corte d’Appello di Torino si sofferma, in punto di diritto, in ordine alla responsabilità contrattuale della struttura ospedaliera per malpractice medica (articoli 1218 e 1228 del Cc) osservando come, nel caso in cui sia dedotta una ipotesi di responsabilità contrattuale del sanitario per l'inadempimento della prestazione di diligenza professionale e la lesione del diritto alla salute, è onere del paziente-danneggiato provare, anche a mezzo di presunzioni, il nesso di causalità fra l'aggravamento della situazione patologica (o l'insorgenza di nuove patologie) e la condotta del sanitario. È poi onere della parte debitrice provare, ove il creditore abbia assolto il proprio onere probatorio, la causa imprevedibile ed inevitabile dell'impossibilità dell'esatta esecuzione della prestazione. Ciò sul presupposto che nelle obbligazioni di diligenza professionale sanitaria il danno evento consta della lesione non dell'interesse strumentale alla cui soddisfazione è preposta l'obbligazione, cioè il perseguimento delle leges artis nella cura dell'interesse del creditore, ma del diritto alla salute, che è l'interesse primario presupposto a quello contrattualmente regolato. Quanto ai prossimi congiunti ad essi è riconosciuta la possibilità di agire per il risarcimento dei danni che abbiano subito in conseguenza dell'inadempimento della struttura o del sanitario nei confronti di un loro congiunto, ma - in tal caso - la condotta inadempiente non potrà rilevare come tale, bensì unicamente come illecito extracontrattuale, da far valere e da accertare ai sensi dell'articolo 2043 c.c.. L’applicazione di tale ultima norma comporta che sia il danneggiato ad essere gravato dell’onere della prova degli elementi costitutivi del fatto, del nesso di causalità, del danno ingiusto e della imputabilità soggettiva. Infine si consideri che, per principio generale, la limitazione della responsabilità del professionista ai soli casi di dolo o colpa grave, prevista dall'articolo 2236 c.c. quando la prestazione comporti la risoluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, non trova applicazione se la condotta del professionista è stata negligente o imprudente.
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30/03/2022


L’uso scorretto del tirocinio e, quindi, la condotta fraudolenta del datore di lavoro che ha impiegato il tirocinante alla stregua di un effettivo rapporto di lavoro o in sostituzione di lavoratore dipendente in violazione delle disposizioni contenute nel comma 723 comporta l’applicazione a carico del soggetto ospitante della pena dell’ammenda di 50 euro per ciascun tirocinante coinvolto e per ciascun giorno di tirocinio. Trattandosi di sanzione penale, punita con pena pecuniaria, la stessa è soggetta alla prescrizione obbligatoria ex art. 20 L. n. 758/1994, volta a far cessare il rapporto in essere in violazione dei principi che ne disciplinano la regolare gestione. Al tirocinante viene rimessa la facoltà di chiedere il riconoscimento della sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a partire dalla pronuncia giudiziale. Questa una delle principali novità della nuova disciplina in materia di tirocini, introdotta dalla Legge di Bilancio per l’anno 2022 – art. 1, commi da 721 a 726, della Legge n. 234/2021 – rispetto alla quale la Direzione centrale coordinamento giuridico dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha emanato la nota n. 530 del 21 marzo 2022 per fornire alcune indicazioni operative, in particolare riguardo all’indennità di partecipazione, alle comunicazioni al Centro per l’impiego, agli obblighi di sicurezza e al trattamento sanzionatorio.
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29/03/2022


La previsione di risoluzione del patto di non concorrenza rimessa all'arbitrio del datore di lavoro concreta una clausola nulla per contrasto con norme imperative, atteso che la limitazione allo scioglimento dell'attività lavorativa deve essere contenuto, in base a quanto previsto dall'art. 1225 cod. civ., interpretato alla luce degli artt. 4 e 35 Cost., entro limiti determinati di oggetto, tempo e luogo, e va compensata da un maggior corrispettivo: con la conseguenza che non può essere attribuito al datore di lavoro il potere unilaterale di incidere sulla durata temporale del vincolo o di caducare l'attribuzione patrimoniale pattuita.
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21/03/2022


In tema di rapporto di lavoro subordinato, dall'inadempimento datoriale non deriva automaticamente l'esistenza del danno, non potendosi quest'ultimo ravvisare immancabilmente a causa della potenzialità lesiva dell'atto illegittimo. Ciò in ragione del fatto che dall'inadempimento datoriale possono derivare, astrattamente, una pluralità di conseguenze lesive per il lavoratore (danno professionale in senso patrimoniale, danno biologico, danno all'immagine o alla vita di relazione, sintetizzati nella locuzione danno c.d. esistenziale), che possono anche coesistere l'una con l'altra, con conseguente necessità di specifica allegazione e prova da parte di chi assume di essere stato danneggiato. In particolare, nel caso di demansionamento e dequalificazione professionale, la prova del relativo danno può essere data dal lavoratore anche ai sensi dell'art. 2729 c.c., attraverso l'allegazione di elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti, potendo a tal fine essere valutati la qualità e quantità dell'attività lavorativa svolta, il tipo e la natura della professionalità coinvolta, la durata del demansionamento, la diversa e nuova collocazione lavorativa assunta dopo la prospettata dequalificazione.
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18/03/2022


Il Tribunale di Verbania, sentenza 22 febbraio 2022, n. 81 dichiarando la responsabilità del proprietario di un cane che, aggredita un’anziana signora, ne provocava la caduta con conseguenti gravi lesioni, giunge a ritenere risarcibili ai figli della donna (attori) i danni patrimoniali e non patrimoniali, iure hereditatis e iure proprio. Ritiene le allegazioni del convenuto non idonee a scalfire l’elevato grado di probabilità della riconducibilità causale della caduta all’aggressione da parte dell’animale.
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18/03/2022


La Cassazione Civile, Sezione Lavoro, con ordinanza 0 febbraio 2022, n. 4404, ha statuito che il lavoratore trasferito può chiedere giudizialmente l'accertamento di illegittimità del provvedimento datoriale, ma non può rifiutarsi aprioristicamente di eseguirlo, potendosi in tal caso configurare una responsabilità disciplinare idonea a fondare il licenziamento per giusta causa. Infatti, in tema di trasferimento adottato in violazione dell'articolo 2103, cod. civ., l'inadempimento datoriale non legittima in via automatica il rifiuto del lavoratore a eseguire la prestazione lavorativa, in quanto, vertendosi in ipotesi di contratto a prestazioni corrispettive, trova applicazione il disposto dell'articolo 1460, comma 2, cod. civ., alla stregua del quale la parte adempiente può rifiutarsi di eseguire la prestazione a proprio carico solo ove tale rifiuto, avuto riguardo alle circostanze concrete, non risulti contrario a buona fede e sia accompagnato da una seria ed effettiva disponibilità a prestare servizio presso la sede originaria
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16/03/2022


L'obbligo di fedeltà impone al dipendente di astenersi anche da qualsiasi condotta astrattamente idonea a ledere gli interessi del datore di lavoro e lo svolgimento di attività extralavorativa durante l'orario di lavoro, seppure in un settore non interferente con quello curato dal datore, è astrattamente idoneo a ledere gli interessi di quest'ultimo, se non altro perchè le energie lavorative del prestatore vengono distolte ad altri fini e, quindi, finisce per essere non giustificata la corresponsione della retribuzione che, in relazione alla parte commisurata alla attività non resa, costituisce per il datore un danno economico e per il lavoratore un profitto ingiusto.
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10/03/2022


Per la validità della transazione è necessaria la sussistenza della res litigiosa, ma a tal fine non occorre che le rispettive tesi delle parti abbiano assunto la determinatezza propria della pretesa, essendo sufficiente l'esistenza di un dissenso potenziale, anche se ancora da definire nei più precisi termini di una lite e non esteriorizzata in una rigorosa formulazione. Il lavoratore può liberamente disporre del diritto di impugnare la risoluzione del rapporto di lavoro facendone oggetto di rinunce o transazioni, che sono sottratte alla disciplina dell'art. 2113, cod. civ., che considera invalidi e perciò impugnabili i soli atti abdicativi di diritti del prestatore di lavoro derivanti da disposizioni inderogabili della legge o dei contratti o accordi collettivi; e, infatti, l'interesse del lavoratore alla prosecuzione del rapporto di lavoro rientra nell'area della libera disponibilità. L'ordinamento riconosce al lavoratore il diritto potestativo di disporre negozialmente e definitivamente del posto di lavoro stesso, in base all'art. 2118 cod. civ.
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07/03/2022


Il Tribunale di Milano, applicando il criterio concorrente, previsto dall'art. 413 c.p.c., del giudice nella cui circoscrizione è sorto il rapporto di lavoro, ha individuato il giudice territorialmente competente nel Tribunale di Napoli, dove la società ha sede, senza considerare gli elementi presuntivi evidenziati, presupponendo una modalità di conclusione del contratto, subordinata alla ricezione presso il preponente dell'accettazione, che ha carattere residuale (v. Cass. n. 25402 del 2017 cit.; n. 26842 del 2016 cit.) e che non ha alcun riscontro negli elementi probatori risultanti ex actis.
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10/02/2022


Il nomen iuris, pur non avendo valore assorbente, assume comunque particolare rilievo, specie in relazione a quelle ipotesi in cui i caratteri differenziali tra due o più figure negoziali appaiono non agevolmente tracciabili. Quando la volontà negoziale si è concretizzata in un documento ricco di clausole aventi ad oggetto le modalità dei rispettivi diritti ed obblighi, il giudice deve accertare in maniera rigorosa se tutto quanto dichiarato nel documento si sia tradotto nella realtà fattuale attraverso un coerente comportamento delle parti stesse
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27/01/2022


In tema di licenziamento per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo, non è vincolante la tipizzazione contenuta nella contrattazione collettiva, rientrando il giudizio di gravità e proporzionalità della condotta nella attività sussuntiva e valutativa del giudice, avuto riguardo agli elementi concreti, di natura oggettiva e soggettiva, della fattispecie, ma la scala valoriale formulata dalle parti sociali costituisce uno dei parametri cui occorre fare riferimento per riempire di contenuto la clausola generale di cui all'art. 2119 c.c.
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03/01/2022


In tema di onere della prova, l'attore che chiede la restituzione di somme date a mutuo è, ai sensi dell'art. 2697, comma 1 c.c., tenuto a provare gli elementi costitutivi della domanda e, quindi, non solo la consegna ma anche il titolo della stessa, da cui derivi l'obbligo della vantata restituzione. L'esistenza di un contratto di mutuo non può essere desunta dalla mera consegna di assegni bancari o somme di denaro, essendo l'attore tenuto a dimostrare per intero il fatto costitutivo della sua pretesa, senza che la contestazione del convenuto (il quale, pur riconoscendo di aver ricevuto la somma ne deduca una diversa ragione) possa tramutarsi in eccezione in senso sostanziale e come tale determinare l'inversione dell'onere della prova.
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28/12/2021


Registrare i colleghi durante una riunione di lavoro non rientra nell'esenzione per uso personale o domestico di cui all'art. 2, co. 2, lett. c) Reg. UE n. 2016/679. Pertanto, costituisce trattamento illecito di dati personali la registrazione "occulta" dei colleghi durante una riunione di lavoro ove il titolare del trattamento non provi la sussistenza, al momento della registrazione, di un contesto litigioso e/o della parvenza di un pregiudizio subito tale da giustificare il trattamento con una finalità di tutela di propri diritti; parimenti illecita è la conservazione della registrazione per un periodo di tempo eccedente quanto strettamente necessario alla propria difesa.
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24/12/2021


Nel caso in cui venga comunicato un licenziamento per il mancato superamento di un inesistente periodo di prova (conseguente alla mancata sottoscrizione del relativo patto) ben può dirsi integrata l'ipotesi di una motivazione inesistente, che determina l'illegittimità del recesso e l'applicazione - nell'ipotesi di un rapporto di lavoro regolamentato dal Jobs Act- dell'art. 3 comma 2 di tale norma (reintegrazione nel posto di lavoro e risarcimento del danno fino ad un massimo di 12 mensilità di retribuzione)
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24/12/2021


La natura di illecito permanente della condotta demansionante fa si che la pretesa risarcitoria sia destinata a rinnovarsi in relazione al perpetrarsi dell'evento dannoso, impedendo il decorso della prescrizione fino al momento in cui il comportamento contra jus non sia cessato, con conseguente insussistenza di limiti alla proposizione della domanda ed al conseguente soddisfacimento del diritto ad essa sotteso per tutta la durata in cui la condotta illecita è stata perpetuata, seppur entro i termini della prescrizione di legge
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24/12/2021


Sussiste la responsabilità per mobbing nel caso in cui l'azienda non abbia salvaguardato la salute psichica della dipendente la quale, rientrata in servizio dopo l'assenza per maternità, sia stata denigrata dal personale medico del reparto, sottoposta a forme eccessive di controllo, assegnata allo svolgimento di mansioni che implicavano l'utilizzazione di macchinari nuovi senza prima ricevere un'adeguata formazione. In tal caso per la verifica del nesso di causalità ai fini del riconoscimento del risarcimento del danno non patrimoniale, bisogna accertare che la patologia depressiva di cui la dipendente soffra sia stata direttamente determinata dalla matrice stressante dell'organizzazione che ha pressato una personalità i cui meccanismi di risposta non sono del tutto efficaci.
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24/12/2021


Al contratto a tempo pieno non possono estendersi i limiti posti allo ius variandi nei contratti part-time, nei quali la programmabilità del tempo libero assume carattere essenziale che giustifica la immodificabilità dell'orario da parte datoriale per garantire la esplicazione di ulteriore attività lavorativa o un diverso impiego del tempo che la scelta del particolare rapporto evidenzia come determinante per l'equilibrio contrattuale. Ciò non vale per il contratto di lavoro a tempo pieno, nel quale un'eguale tutela del tempo libero del lavoratore si tradurrebbe nella negazione del diritto dell'imprenditore di organizzare l'attività lavorativa; in tal caso il diritto può subire limiti solo in dipendenza di accordi che lo vincolino o lo condizionino a particolari procedure, elementi questi che nella specie sono insussistenti
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10/12/2021


..ciò a cui occorre prestare attenzione è "l'inidoneità della condotta a ledere la fiducia del datore di lavoro, al di là della sua configurabilità come reato, e la prognosi circa il pregiudizio che agli scopi aziendali deriverebbe dalla continuazione del rapporto".
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30/11/2021


Posto che costituisce grave insubordinazione, come tale passibile di licenziamento per giusta causa, il comportamento del lavoratore che si rifiuti di eseguire la prestazione, deve essere cassata con rinvio la sentenza di merito che, concentrandosi esclusivamente sulle frasi proferite dal lavoratore, abbia trascurato la valutazione di tutti i comportamenti a lui addebitati, tralasciando il profilo dell'adempimento della direttiva impartita. In sostanza, la Corte ha trascurato di comparare l'infrazione disciplinare con le tipizzazioni di giusta causa contenute nel CCNL che, seppur non vincolanti e meramente esemplificative, rappresentano comunque il parametro cui occorre fare riferimento per riempire di contenuto la clausola generale di cui all'art. 2119 cod. civ.
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08/11/2021



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12/10/2021


Gli obblighi di prevenzione degli infortuni sul lavoro, tesi ad impedire l'insorgenza di situazioni pericolose, sono diretti a tutelare il lavoratore anche dagli incidenti ascrivibili a sua imperizia, negligenza e imprudenza. La dimensione dell'obbligo di sicurezza che grava sul datore di lavoro comporta che questi sia tenuto a proteggere l'incolumità dei lavoratori e a prevenire anche i rischi insiti nella possibile negligenza, imprudenza o imperizia dei medesimi nell'esecuzione della prestazione, dimostrando di aver posto in essere ogni precauzione a tal fine. Con la conseguenza che il datore di lavoro è sempre responsabile dell'infortunio occorso al lavoratore, sia quando ometta di adottare le misure protettive, comprese quelle esigibili in relazione al rischio derivante dalla condotta colposa del lavoratore, sia quando, pur avendo adottato le necessarie misure, non accerti e vigili affinché queste siano di fatto rispettate da parte del dipendente.
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06/10/2021


La Corte di Cassazione ha statuito che il datore di lavoro è legittimato a svolgere i controlli su un pc aziendale in dotazione del lavoratore qualora sussista un sospetto fondato della commissione di un illecito, pur in assenza delle condizioni previste dall'art. 4 L. n. 300/1970.
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27/09/2021


Nell’ambito di un giudizio risarcitorio la domanda, in assenza di una specifica diversa manifestazione di volontà dell’attore, comprende tutti i possibili pregiudizi causalmente riconducibili all’inadempimento o al fatto illecito, con la conseguenza che, da un lato, alle indicazioni delle voci contenute nell’atto introduttivo si deve riconoscere un valore meramente esemplificativo, dall’altro la domanda stessa si intende estesa ai pregiudizi che si produrranno nel corso del giudizio e, pertanto, è consentita a chi agisce, non solo la modifica quantitativa dell’originaria domanda, ma anche l’allegazione di un pregiudizio diverso e ulteriore rispetto a quello inizialmente dedotto, se manifestatosi a giudizio già instaurato e derivato dal medesimo fatto illecito.
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13/09/2021


In tema di mediazione, la condizione affinché sorga il diritto alla provvigione è l’identità dell’affare proposto con quello concluso. Tale identità non è esclusa quando le parti sostituiscano altri a sé nella stipulazione conclusiva, sempre che vi sia continuità tra il soggetto che partecipa alle trattative e quello che ne prende il posto in sede di stipulazione negoziale. Pertanto, nel caso in cui il soggetto intermediato sostituisca altri a sé nella stipulazione del contratto, debitore della provvigione resta pur sempre la parte originaria, essendo costei la persona con cui il mediatore ha avuto rapporti.
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09/09/2021


Considerando che il lavoro straordinario comporta una prestazione lavorativa oltre il normale orario giornaliero e settimanale, è previsto dalla contrattazione collettiva un trattamento economico aggiuntivo per ristorare l'ulteriore quantità di lavoro prestato. E difatti, le ore di lavoro straordinario devono essere computate a parte dal datore di lavoro e devono essere remunerate con le maggiorazioni retributive previste dai CCNL, che potrebbero disporre, in alternativa o in aggiunta alle maggiorazioni retributive, che i lavoratori usufruiscano di “riposi compensativi”. Il riposo compensativo è una particolare tipologia di riposo, riconosciuta al lavoratore, utile per poter compensare una prestazione professionale che viene svolta per un periodo di tempo che eccede l’ordinario previsto dal contratto di lavoro. Nel caso in cui il dipendente non fruisca del riposo settimanale, viene invece previsto il riposo compensativo in tutti quei casi in cui abbia avuto un lavoro continuato per 6 giorni, con pausa dal lavoro di almeno 24 ore consecutive. Da quanto sopra dovrebbe essere piuttosto chiaro che lo scopo del riposo compensativo è quello di permettere al lavoratore di poter compensare la particolare onerosità di un lavoro eccedente il normale. A ciò si aggiunga che alcuni contratti collettivi prevedono l’istituito noto come “banca delle ore”, attraverso la quale è consentito al lavoratore di cumulare un monte ore di permessi in alternativa alla remunerazione delle ore prestate come straordinario. Tali ore, accantonate in un conto individuale, potranno essere fruite a scelta del lavoratore come riposi supplementari.
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02/09/2021


Locazioni e rinegoziazione Altro tema caldo è quello delle locazioni, in relazione al quale si segnalano l’esenzione Imu 2021 per gli immobili oggetto di convalida di sfratto (articolo 4-ter) e, soprattutto, la disposizione che modifica la norma di recente introdotta nell’ordinamento dalla legge di conversione del decreto Sostegni (articolo 6-novies del Dl 41/2021, convertito dalla legge 69/2021) che ha previsto un percorso regolato per la ricontrattazione delle locazioni commerciali. La nuova disposizione aggiunge ulteriori elementi, introducendo di fatto un obbligo alla rinegoziazione: tale collaborazione deve avvenire in buona fede ed è diretta alla rideterminazione temporanea del canone di locazione per un periodo massimo di 5 mesi nel corso del 2021, soltanto laddove il locatario abbia subito una significativa riduzione del volume di affari in un determinato periodo temporale (articolo 4-bis)
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01/09/2021


In tema di responsabilità contrattuale del medico nei confronti del paziente, ai fini del riparto dell'onere probatorio, l'attore deve limitarsi a provare l'esistenza del contratto (o il contatto sociale) e l'insorgenza o l'aggravamento della patologia ed allegare qualificate inadempienze, astrattamente idonee a provocare (quale causa o concausa efficiente) il danno lamentato, rimanendo, invece, a carico del debitore convenuto l'onere di dimostrare o che tale inadempimento non vi è stato, ovvero che, pur esistendo, esso non è stato eziologicamente rilevante. (Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza impugnata che, avendo accertato la mancata esecuzione di un esame bioptico estemporaneo prescritto dal protocollo chirurgico, ha ritenuto gravare sull'azienda ospedaliera l’onere di provare l’irrilevanza causale di tale omissione, dimostrando con certezza che l'esecuzione della biopsia non avrebbe comunque consentito di individuare la corretta patologia - che richiedeva una nefrectomia soltanto parziale - e, quindi, di impedire l’erronea asportazione totale del rene effettuata al paziente).
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31/08/2021


In tema di demansionamento e di dequalificazione, il riconoscimento del diritto del lavoratore al risarcimento del danno professionale, biologico o esistenziale, che asseritamente ne derivi, non ricorre automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale (cosiddetto danno in re ipsa), non potendo prescindere da una specifica allegazione, nel ricorso introduttivo del giudizio, sulla natura e sulle caratteristiche del pregiudizio medesimo. La prova del danno spetta al lavoratore, il quale tuttavia non deve necessariamente fornirla per testimoni, potendo anche allegare elementi indiziari gravi, precisi e concordanti, quali, ad esempio, la qualità e la quantità dell'attività lavorativa svolta, la natura e il tipo della professionalità coinvolta, la durata del demansionamento o la diversa e nuova collocazione lavorativa assunta dopo la prospettata dequalificazione .
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30/08/2021


A fronte di un preliminare di vendita di un immobile, da consegnare prima della stipula del definitivo, affetto da vizi e difformità che senza renderlo oggettivamente diverso per struttura e funzione incidano sul suo valore o su secondarie modalità di godimento, il promissario acquirente, oltre alla alternativa della risoluzione del contratto o dell’accettazione senza riserve della cosa viziata o difforme, può esperire sia l’azione di esecuzione in forma specifica dell’obbligo di concludere il contratto definitivo, ex articolo 2932 del Cc, chiedendo contestualmente e cumulativamente la riduzione del prezzo; sia limitare a quest’ultima la propria domanda, il cui accoglimento consentirà alle parti di procedere alla stipulazione del contratto definitivo sulla base del minore corrispettivo fissato dal giudice, ferma restando, in caso di rifiuto di una di esse, la possibilità per l’altra di chiedere la sentenza sostitutiva del contratto.
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30/08/2021


In tema di contratto di apprendistato, l’inadempimento degli obblighi di formazione ne determina la trasformazione, fin dall’inizio, in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato ove l’inadempimento abbia un’obiettiva rilevanza, concretizzandosi nella totale mancanza di formazione, teorica e pratica, ovvero in una attività formativa carente o inadeguata rispetto agii obiettivi indicati nel progetto di formazione e trasfusi nel contratto, ferma la necessità per il giudice, in tale ultima ipotesi, di valutare, in base ai principi generali, la gravità dell’inadempimento ai fini della declaratoria di trasformazione del rapporto in tutti i casi di inosservanza degli obblighi di formazione di non scarsa importanza.
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04/08/2021


..secondo la consolidata giurisprudenza di questa Corte, in tema di licenziamento illegittimo, il datore di lavoro che invochi l'aliunde perceptum da detrarre dal risarcimento dovuto al lavoratore deve allegare circostanze di fatto specifiche e, ai fini dell'assolvimento del relativo onere della prova su di lui incombente, è tenuto a fornire indicazioni puntuali, rivelandosi inammissibili richieste probatorie generiche o con finalità meramente esplorative (Cass. n. 2499 del 2017; 8Cass. n. 9616 del 2015); nel caso in esame, le specifiche circostanze contestate - tra le quali un rilievo fondante assume la dichiarazione resa dal lavoratore in prime cure - sono state ammissibilmente prospettate dall'odierna ricorrente, in ossequio ai principi di specificazione e di allegazione di cui agli artt. 366 n. 4 e 369 n. 6 cod. proc. civ.; l'accertamento del verificarsi di tali puntuali circostanze evidenziano come la Corte territoriale abbia effettivamente omesso di valutarne l'impatto ai fini della determinazione giudiziale della misura del risarcimento del danno da liquidarsi al lavoratore, detraendo dall'indennità risarcitoria quanto percepito dallo stesso per lo svolgimento di altra attività lavorativa retribuita;
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04/08/2021


Il Tribunale di Trento conferma la sussistenza della giusta causa di licenziamento nei confronti di una maestra per non aver indossato la mascherina a scuola su un duplice piano, oggettivo e soggettivo
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02/08/2021


In tema di responsabilità per i danni cagionati da cose in custodia, la pioggia intensa e persistente, tale da assumere il carattere dell’eccezionale intensità, non può costituire un evento rientrante nel caso fortuito o nella forza maggiore, soprattutto in epoche, come quella attuale, in cui i dissesti idrogeologici richiedono maggior rigore. Nel caso di specie, il Tribunale ha escluso il caso fortuito per i danni lamentati dagli attori, consistenti nella distruzione del fabbricato colonico, nella perdita del requisiti di edificabilità dei terreni e nei costi necessari alla bonifica dei siti, dovuti a episodi franosi causati dalla rottura del collettore fognario che aveva riversato sui terreni una grande quantità di acque maleodoranti.
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23/07/2021


....i giudici di seconda istanza hanno condivisibilmente concluso che non può affermarsi, in carenza di delibazione al riguardo, la responsabilità datoriale, non essendovi certezza sulle modalità di svolgimento dei fatti per cui è causa.
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22/07/2021


....rimane a carico del richiedente l'assegno di mantenimento il compito di dimostrare di essersi concretamente attivato e proposto nel mercato del lavoro per reperire un'occupazione retribuita confacente alle proprie attitudini e mettere così a frutto le capacità professionali possedute.
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16/07/2021


..nel rito del lavoro il giudice, in presenza della richiesta di ammissione di una prova (in questo caso prova contraria) è tenuto a motivarne la mancata ammissione..
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13/07/2021


In tema di infortuni sul lavoro l'indennizzabilità del danno subito dall`assicurato sussiste anche nell`ipotesi di rischio improprio, non intrinsecamente connesso, cioè, allo svolgimento delle mansioni tipiche del lavoro svolto dal dipendente, ma insito in un`attività prodromica e strumentale allo svolgimento delle suddette mansioni e, comunque ricollegabile al soddisfacimento delle esigenze lavorative, a nulla rilevando l`eventuale carattere meramente occasionale di detto rischio, atteso che è estraneo alla nozione legislativa di occasione di lavoro il carattere di normalità o tipicità del rischio protetto: ne consegue che l'«occasione di lavoro» ex art. 2 TU 1124/1965 è configurabile anche nel caso di incidente occorso durante la deambulazione all`interno del luogo di lavoro.
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02/07/2021


Con ordinanza del 24 maggio 2021 il Tribunale di Verona ha respinto il ricorso ex art. 700 c.p.c. promosso da una operatrice sociosanitaria presso una RSA, che era stata collocata in aspettativa non retribuita per essersi rifiutata di vaccinarsi contro l’infezione da coronavirus e che chiedeva la condanna dell’azienda datrice all’assegnazione alle precedenti mansioni. Per il giudice del lavoro chiamato a decidere l’interesse prevalente non può che essere quello di proteggere la salute dei soggetti assistiti.
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01/07/2021


È legittimo il licenziamento disciplinare adottato nei confronti di un lavoratore che, durante il congedo per malattia, sia sorpreso a svolgere attività lavorativa in modo non occasionale ma continuativo e caratterizzato da un impegno non meno gravoso di quello proprio delle mansioni svolte presso il datore, dimostrando in realtà di non essere affetto da alcun disturbo
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01/07/2021


«Il mobbing presenta una caratteristica essenziale, data dal suo svolgersi in modo graduale. In un primo momento sorge un conflitto mirato, che si manifesta quando si attribuiscono allo stesso lavoratore le colpe per errori, ritardi, imprecisioni; si raccoglie, cioè, ogni minimo pretesto per aggredire o attaccare una sola persona; la fase successiva è quella della creazione di nuovi pretesti, sempre con la medesima finalità di isolare la vittima; il terzo momento è caratterizzato dai primi segni di cedimento dell'equilibrio psicofisico, associati a problemi psicosomatici della vittima del mobbing, quali insonnia, nodo alla gola, tremore alle gambe, sfinimenti, nervosismo e totale sfiducia nelle proprie capacità lavorative; si giunge, quindi, alla fase successiva, quella della amplificazione, nella quale la vicenda varca i limiti dell'ufficio di appartenenza e giunge a conoscenza dell'intera organizzazione aziendale; nella fase ancora successiva, il preposto contatta autoritativamente la vittima e la avvisa della possibilità di incorrere in gravi sanzioni disciplinari in caso di persistenza nel comportamento; infine, si consuma l'esito del procedimento, che consiste nell'uscita dall'ambiente lavorativo.»
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25/06/2021


In tema di sicurezza nei cantieri, l'infortunio occorso al dipendente dell'appaltatore in una zona vietata e transennata genera comunque il diritto di quest'ultimo (o dei suoi eredi come nella specie stante la morte dell'infortunato) al risarcimento del danno se il lavoratore vi si è recato per eseguire un ordine di un suo superiore. La condotta seppur inidonea dell'operaio non comporta, infatti, un concorso di colpa. Nella specie il direttore tecnico della società appaltatrice, alle cui dipendenze era ascritto il lavoratore deceduto, aveva disposto la prosecuzione dei lavori nel cantiere nonostante l'ordine di sospensione per la necessaria messa in sicurezza di quest'ultimo.
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16/06/2021


dopo la sentenza del tribunale civile di Torino che ha condannato l'amministrazione comunale ad un maxi risarcimento dei danni patiti da alcuni residenti in un condominio, arriva anche il TAR Lombardia a ribadire le ragioni del condominio ricorrente danneggiato economicamente dalla movida. Due perizie dell'Arpa hanno rilevato dati di superamento di tollerabilità delle immissioni sonore molto rilevanti.
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16/06/2021


"una diversa interpretazione finirebbe per rendere di fatto inoperante la regola generale, risolvendosi nella previsione di una indiscriminata convertibilità pecuniaria del diritto, anche se differita alla fine del rapporto". Così, secondo i giudici di legittimità, anche il dirigente che non esercita il proprio potere di attribuirsi le ferie e, quindi, non gode del riposo maturato, ha diritto all'indennità sostitutiva. L'unica eccezione a questa regola è rappresentata dall'ipotesi in cui il dirigente medesimo riesca a dimostrare che il mancato godimento del periodo di riposo annuale sia derivato da "necessità aziendali assolutamente eccezionali e obiettive". Infatti, in generale, pur essendo esclusa la monetizzazione, il lavoratore al quale non sia stato garantito il godimento delle ferie non resta privo di tutele: sia in corso di rapporto che a seguito della sua cessazione, egli può infatti far valere l'inadempimento avvalendosi dei rimedi civilistici.
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08/06/2021


In tema di licenziamento disciplinare, la nozione di insubordinazione non può essere limitata al rifiuto di adempimento delle disposizioni dei superiori, ma ricomprende qualsiasi comportamento atto a pregiudicare l'esecuzione e il corretto svolgimento delle suddette disposizioni nel quadro dell'organizzazione aziendale, ivi compresa l'inosservanza delle disposizioni per l'esecuzione e per la disciplina del lavoro impartita dall'imprenditore o dai suoi collaboratori.
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19/05/2021


Paga i danni chi produce rumore intollerabile all’interno del condominio, impedendo ai vicini di attendere alle proprie occupazioni e al riposo.
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11/05/2021


Grava sul datore di lavoro l'onere della prova di aver assolto l'obbligo del repêchage all'interno della società sia per mansioni equivalenti sia per mansioni inferiori (con il consenso del lavoratore). Se è la società stessa ad allegare l'impossibilità di adibire il lavoratore il lavoratore all'interno del gruppo (anche estero) – grava ulteriore onere della prova.
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30/04/2021



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13/04/2021


La Cassazione Civile, Sezione Lavoro, con sentenza 16 febbraio 2021, n. 4056, ha stabilito che il c.d. aliunde perceptum non costituisce oggetto di eccezione in senso stretto ed è, dunque, rilevabile d’ufficio dal giudice se le relative circostanze di fatto risultano ritualmente acquisite al processo. Per tale ragione, l’eccezione di detrazione dell’aliunde perceptum non è subordinata alla specifica e tempestiva allegazione della parte ed è ammissibile anche in appello, dovendosi ritenere sufficiente che i fatti risultino ex actis.
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09/04/2021


Cass civ. sez II n. 9359/2021
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30/03/2021


ai fini della configurabilita' della condotta lesiva del datore di lavoro rilevano i seguenti elementi, il cui accertamento costituisce un giudizio di fatto riservato al giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimita' se logicamente e congruamente motivato: a) la molteplicita' dei comportamenti a carattere persecutorio, illeciti o anche leciti se considerati singolarmente, che siano stati posti in essere in modo miratamente sistematico e prolungato contro il dipendente con intento vessatorio; b) l'evento lesivo della salute o della personalita' del dipendente; c) il nesso eziologico tra la condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico e il pregiudizio all'integrita' psico-fisica del lavoratore; d) la prova dell'elemento soggettivo, cioe' dell'intento persecutorio.
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24/03/2021


Nel valutare le possibilità di ricollocazione del lavoratore il datore di lavoro, pur nella vigenza dell'art. 2103 cod.civ. come modificato dalla legge n. 81 del 2015, non può certo giungere al punto di considerare come posizione utile ai fini del repêchage quella che in nessun modo è riferibile alla professionalità posseduta. Cass. Sez. Lav. 4 marzo 2021, n. 6085 -
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17/12/2020


...i residui spazi di controllo devoluti al giudice in sede contenziosa non riguardano più gli specifici motivi della riduzione del personale ma la correttezza procedurale dell'operazione..
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24/11/2020


IL GIUDICE DEL LAVORO PRESSO IL TRIBUNALE DI PALERMO APPLICA IL CONTRATTO DEL TERZIARIO DISTRIBUZIONE E SERVIZI RITENENDO IL RAPPORTO DI LAVORO TRA RIDER ED AZIENDA DI FOOD DELIVERY A TEMPO PIENO ED INDETERMINATO
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11/11/2020


In tema di licenziamento per superamento del comporto, anche nel regime successivo all'entrata in vigore dell'art. 1, comma 37, della L. n. 92 del 2012, il datore di lavoro non deve specificare nella comunicazione i singoli giorni di assenza, potendosi ritenere sufficienti indicazioni più complessive, idonee ad evidenziare il superamento del comporto in relazione alla disciplina contrattuale applicabile, quali il numero totale di assenze verificatesi in un determinato periodo, fermo restando l'onere, nell'eventuale sede giudiziaria, di allegare e provare, compiutamente, i fatti costitutivi del potere esercitato.
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11/11/2020


Il danno patrimoniale derivante da demansionamento e dequalificazione professionale non ricorre automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale, ma può essere provato dal lavoratore, ai sensi dell'art. 2729 c.c., anche attraverso l'allegazione di elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti, potendo a tal fine essere valutati la qualità e quantità dell'attività lavorativa svolta, il tipo e la natura della professionalità coinvolta, la durata del demansionamento, nonché la diversa e nuova collocazione lavorativa assunta dopo la prospettata dequalificazione.
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08/09/2020


Lavoro - Lavoro subordinato - Estinzione del rapporto - Licenziamento per giustificato motivo oggettivo - Comunicazione - Contenuto - Esposizione dei motivi del recesso - Obbligo - Esposizione di tutti gli elementi di fatto e di diritto a base del provvedimento - Esclusione. Il datore di lavoro è obbligato a comunicare per iscritto i motivi del recesso, ma non è tenuto ad esporre specificatamente tutti gli elementi di fatto e di diritto posti a base del provvedimento; è invece sufficiente che indichi la fattispecie di recesso nei suoi tratti e circostanze essenziali, così che in sede di impugnazione non possa invocare una fattispecie totalmente diversa; non è neanche tenuto a fornire, in sede di esposizione dei motivi, la prova degli indicati motivi. • Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 6 agosto 2020, n. 16795
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07/09/2020


È illegittimo spostare un lavoratore da mansioni di concetto a compiti manuali anche se la variazione avviene all’interno della medesima qualifica contrattuale. Inoltre, il datore di lavoro non può invocare una acquiescenza ai nuovi compiti basata soltanto sul decorso di un lasso di tempo. Ad affermarlo è la Cassazione respingendo il ricorso di Poste e confermando la decisione della Corte di appello che aveva accertato la dequalificazione professionale di una dipendente a seguito di illegittimo esercizio dello jus variandi. Nello specifico, la lavoratrice, inquadrata nell’Area Funzionale Operativa livello C del Ccnl che comportava lo svolgimento di «attività amministrative e di coordinamento», era stata, invece, assegnata per un periodo di circa tre anni «a posizione comportante l’esercizio di mansioni manuali, di mero riordino e sistemazione di materiale secondo procedure standardizzate», così violando le prescrizioni dell’articolo 2103 del codice civile. Corte di cassazione - Sezione lavoro - Ordinanza 3 agosto 2020 n. 16594
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07/09/2020


In tema di professione notarile, in caso di inadempimento ai propri obblighi professionali, il notaio non può invocare una diminuzione della propria responsabilità nei confronti del cliente per il solo fatto che quest’ultimo non abbia controllato se la stesura dell’atto sia stata compiuta in modo tecnicamente corretto, stante il fatto che, nel rapporto di prestazione di opera intellettuale, colui che si rivolge a un professionista ha diritto di pretendere una prestazione eseguita a regola d’arte, ex articolo 1176, comma 2, del Cc. In tale ipotesi, dunque, non è per ciò stesso ontologicamente configurabile il concorso colposo del danneggiato ex articolo 1227 del Cc. Corte d’appello di Milano, sezione I civile, sentenza 28-ottobre-9 dicembre 2019 n. 4907 - Pres. Tavassi; Rel. Scalise
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