News

13/04/2021


La Cassazione Civile, Sezione Lavoro, con sentenza 16 febbraio 2021, n. 4056, ha stabilito che il c.d. aliunde perceptum non costituisce oggetto di eccezione in senso stretto ed è, dunque, rilevabile d’ufficio dal giudice se le relative circostanze di fatto risultano ritualmente acquisite al processo. Per tale ragione, l’eccezione di detrazione dell’aliunde perceptum non è subordinata alla specifica e tempestiva allegazione della parte ed è ammissibile anche in appello, dovendosi ritenere sufficiente che i fatti risultino ex actis.
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09/04/2021


Cass civ. sez II n. 9359/2021
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30/03/2021


ai fini della configurabilita' della condotta lesiva del datore di lavoro rilevano i seguenti elementi, il cui accertamento costituisce un giudizio di fatto riservato al giudice di merito, non sindacabile in sede di legittimita' se logicamente e congruamente motivato: a) la molteplicita' dei comportamenti a carattere persecutorio, illeciti o anche leciti se considerati singolarmente, che siano stati posti in essere in modo miratamente sistematico e prolungato contro il dipendente con intento vessatorio; b) l'evento lesivo della salute o della personalita' del dipendente; c) il nesso eziologico tra la condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico e il pregiudizio all'integrita' psico-fisica del lavoratore; d) la prova dell'elemento soggettivo, cioe' dell'intento persecutorio.
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24/03/2021


Nel valutare le possibilità di ricollocazione del lavoratore il datore di lavoro, pur nella vigenza dell'art. 2103 cod.civ. come modificato dalla legge n. 81 del 2015, non può certo giungere al punto di considerare come posizione utile ai fini del repêchage quella che in nessun modo è riferibile alla professionalità posseduta. Cass. Sez. Lav. 4 marzo 2021, n. 6085 -
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17/12/2020


...i residui spazi di controllo devoluti al giudice in sede contenziosa non riguardano più gli specifici motivi della riduzione del personale ma la correttezza procedurale dell'operazione..
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24/11/2020


IL GIUDICE DEL LAVORO PRESSO IL TRIBUNALE DI PALERMO APPLICA IL CONTRATTO DEL TERZIARIO DISTRIBUZIONE E SERVIZI RITENENDO IL RAPPORTO DI LAVORO TRA RIDER ED AZIENDA DI FOOD DELIVERY A TEMPO PIENO ED INDETERMINATO
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11/11/2020


In tema di licenziamento per superamento del comporto, anche nel regime successivo all'entrata in vigore dell'art. 1, comma 37, della L. n. 92 del 2012, il datore di lavoro non deve specificare nella comunicazione i singoli giorni di assenza, potendosi ritenere sufficienti indicazioni più complessive, idonee ad evidenziare il superamento del comporto in relazione alla disciplina contrattuale applicabile, quali il numero totale di assenze verificatesi in un determinato periodo, fermo restando l'onere, nell'eventuale sede giudiziaria, di allegare e provare, compiutamente, i fatti costitutivi del potere esercitato.
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11/11/2020


Il danno patrimoniale derivante da demansionamento e dequalificazione professionale non ricorre automaticamente in tutti i casi di inadempimento datoriale, ma può essere provato dal lavoratore, ai sensi dell'art. 2729 c.c., anche attraverso l'allegazione di elementi presuntivi gravi, precisi e concordanti, potendo a tal fine essere valutati la qualità e quantità dell'attività lavorativa svolta, il tipo e la natura della professionalità coinvolta, la durata del demansionamento, nonché la diversa e nuova collocazione lavorativa assunta dopo la prospettata dequalificazione.
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08/09/2020


Lavoro - Lavoro subordinato - Estinzione del rapporto - Licenziamento per giustificato motivo oggettivo - Comunicazione - Contenuto - Esposizione dei motivi del recesso - Obbligo - Esposizione di tutti gli elementi di fatto e di diritto a base del provvedimento - Esclusione. Il datore di lavoro è obbligato a comunicare per iscritto i motivi del recesso, ma non è tenuto ad esporre specificatamente tutti gli elementi di fatto e di diritto posti a base del provvedimento; è invece sufficiente che indichi la fattispecie di recesso nei suoi tratti e circostanze essenziali, così che in sede di impugnazione non possa invocare una fattispecie totalmente diversa; non è neanche tenuto a fornire, in sede di esposizione dei motivi, la prova degli indicati motivi. • Corte di Cassazione, sezione lavoro, sentenza 6 agosto 2020, n. 16795
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07/09/2020


È illegittimo spostare un lavoratore da mansioni di concetto a compiti manuali anche se la variazione avviene all’interno della medesima qualifica contrattuale. Inoltre, il datore di lavoro non può invocare una acquiescenza ai nuovi compiti basata soltanto sul decorso di un lasso di tempo. Ad affermarlo è la Cassazione respingendo il ricorso di Poste e confermando la decisione della Corte di appello che aveva accertato la dequalificazione professionale di una dipendente a seguito di illegittimo esercizio dello jus variandi. Nello specifico, la lavoratrice, inquadrata nell’Area Funzionale Operativa livello C del Ccnl che comportava lo svolgimento di «attività amministrative e di coordinamento», era stata, invece, assegnata per un periodo di circa tre anni «a posizione comportante l’esercizio di mansioni manuali, di mero riordino e sistemazione di materiale secondo procedure standardizzate», così violando le prescrizioni dell’articolo 2103 del codice civile. Corte di cassazione - Sezione lavoro - Ordinanza 3 agosto 2020 n. 16594
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07/09/2020


In tema di professione notarile, in caso di inadempimento ai propri obblighi professionali, il notaio non può invocare una diminuzione della propria responsabilità nei confronti del cliente per il solo fatto che quest’ultimo non abbia controllato se la stesura dell’atto sia stata compiuta in modo tecnicamente corretto, stante il fatto che, nel rapporto di prestazione di opera intellettuale, colui che si rivolge a un professionista ha diritto di pretendere una prestazione eseguita a regola d’arte, ex articolo 1176, comma 2, del Cc. In tale ipotesi, dunque, non è per ciò stesso ontologicamente configurabile il concorso colposo del danneggiato ex articolo 1227 del Cc. Corte d’appello di Milano, sezione I civile, sentenza 28-ottobre-9 dicembre 2019 n. 4907 - Pres. Tavassi; Rel. Scalise
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06/08/2020


ogniqualvolta non ricorrano gli estremi del giustificato motivo oggettivo il dipendente deve riottenere il suo posto di lavoro e non solo quando c'è la manifesta insussistenza del fatto
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04/08/2020


Lavoro subordinato - Trasferta del lavoratore -Temporaneità dell'assegnazione ad un sede diversa da quella abituale - Indennità -Sussiste. La trasferta è caratterizzata dalla temporaneità dell'assegnazione del lavoratore a una sede diversa da quella abituale, con la conseguenza che non spetta l'indennità di trasferta a chi esplica in maniera fissa e continuativa la propria attività presso una determinata località, anche se la sede di servizio risulti formalmente fissata in un luogo diverso, dove, peraltro, il lavoratore non ha alcuna necessità di recarsi per l'espletamento delle mansioni affidategli. •Corte di cassazione, sezione lavoro, ordinanza 8 luglio 2020 n. 14380
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28/07/2020


contestazione tardiva licenziamento disciplinare
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15/07/2020


CASSAZIONE SEZ. LAVORO N. 14880 del 23.01.2020
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20/05/2020


Cass. civ. sez. lav. n. 9083 del 18.05.2020
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19/02/2020


IMPUGNAZIONE LIC. DISCIPLINARE Sentenza del 30/12/2019 Trib Milano sez.lav.
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17/01/2020


Non deve essere risarcito il condomino che - per negligenza - sia caduto rovinosamente su un dissuasore del parcheggio, nel cortile del condominio dove risiede. Lo chiarisce la Cassazione con l'ordinanza n. 347/2020.
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17/01/2020


La Cassazione Civile, Sezione Lavoro, con sentenza 11 novembre 2019, n. 29105, ha stabilito che il lavoratore in somministrazione va risarcito in base alla retribuzione percepita presso l’utilizzatore se il licenziamento intimatogli è illegittimo. È esclusa, infatti, l’applicazione dell’indennità di disponibilità, perché il ristoro deve ripristinare lo status quo ante, rappresentato dallo svolgimento dell’effettiva attività, e poiché l’interruzione della missione del lavoratore presso l’utilizzatore è avvenuta senza una legittima motivazione.
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25/07/2019


Per la Suprema Corte l'sms "forma piena prova dei fatti e delle cose rappresentate se colui contro il quale viene prodotto non ne contesti la conformità ai fatti o alle cose medesime" La stessa inoltre sottolinea che il disconoscimento di tale conformità non ha gli stessi effetti della scrittura privata ex art. 215 c.p.c. , poiché, in mancanza di richiesta di verificazione o esito positivo della scrittura privata, la stessa non può essere utilizzata, mentre nel caso di sms non si esclude che il giudice possa accertare la rispondenza all’originale anche attraverso altri mezzi di prova comprese le presunzioni.
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23/07/2019


È quindi possibile parlare di mobbing quando si è in presenza di una condotta del datore di lavoro o del superiore gerarchico, sistematica e protratta nel tempo, tenuta nei confronti del lavoratore nell'ambiente di lavoro, che si risolva in sistematici e reiterati comportamenti ostili, che finiscono per assumere forme di prevaricazione o di persecuzione psicologica, da cui può conseguire la mortificazione morale e l'emarginazione del dipendente, con effetto lesivo del suo equilibrio fisiopsichico e del complesso della sua personalità. Al fine di non dilatare oltre misura la fattispecie del mobbing è infatti necessario riservare la valutazione di illiceità alle situazioni più gravi di patologia dell'organizzazione, al netto delle ipersensibilità soggettive.
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17/07/2019


"Configura la lesione rilevante per il delitto di maltrattamento di animali, art. 544 ter, in relazione all'art. 582 c.p., l'omessa cura di una malattia che determina il protrarsi della patologia con un significativo aggravamento fonte di sofferenze e di un'apprezzabile compromissione dell'integrità dell'animale".
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17/07/2019


alla regola dell'affidamento condiviso dei figli può derogarsi solo ove la sua applicazione risulti "pregiudizievole per l'interesse del minore"
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10/07/2019


La Suprema Corte ha recentemente ribadito che “per tutti i casi di assoggettamento del rapporto di lavoro a norme limitatrici del potere di recesso del datore di lavoro, vale il principio dell'immodificabilità delle ragioni comunicate come motivo del licenziamento, il quale opera come fondamentale garanzia giuridica per il lavoratore, che vedrebbe, altrimenti, frustrata la possibilità di contestare la risoluzione unilateralmente attuata dal datore (…) Ne consegue che il datore di lavoro non può addurre a giustificazione del recesso fatti diversi da quelli già indicati nella motivazione enunciata al momento della intimazione del recesso medesimo, ma soltanto dedurre mere circostanze confermative o integrative che non mutino la oggettiva consistenza storica dei fatti anzidetti” (Cass. Civ., sez. Lav., n. 7851/2019).
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